Caffè storici a Firenze

Caffè storici a Firenze

I caffè storici di Firenze online

27 novembre ore 18.00

Li chiamavano semplicemente caffè e prima di diventare luoghi prediletti per alcuni gruppi di intellettuali ed essere frequentati prevalentemente dalla classe borghese, erano i luoghi di socializzazione per antonomasia, insieme ai mercati e alle fiere. 
Con l'Unità del Regno di Italia si diffonde la moda del caffè e la gente comune che si ritrovava nelle sere miti a sorseggiare un orzata in compagnia, si mescola con il borghese che intavola discussioni politiche e si confronta sui fatti del quotidiano.
I caffè diventano luogo prediletto per confronti tra letterati e artisti, luoghi di condivisione di idee, di aggregazione di pensieri, di nascita di alcune delle correnti artistiche e di letterarie più importanti del finire dell'800 e del secolo successivo.
Una passeggiata per svelare le storie di luoghi che ai nostri occhi possono sembrare semplicemente caratteristici ma che contengono in se le radici della nostra cultura contemporanea.
Vi aspettiamo!

Ritrovo:
Su piattaforma web che verrà comunicata al momento della prenotazione.
Utilizzeremo un'applicazione che ci permetterà di immergerci nell'ambiente urbano mentre la guida ci accompagnerà con le sue spiegazioni e racconti.

Costi:
per i soci 6 euro 
per i nuovi soci 10 euro compreso di tessera per l'anno 2021
http://www.sconfinandointoscana.it/associati

Per informazioni e prenotazioni
3208259571 (Eleonora)
3899959482 (Elisabetta)
info@sconfinandointoscana.it
Prenotazioni entro Venerdì 27 novembre ore 14

 

Riportiamo un brano del libro di Vannucchi, Firenze Capitale.

...Dopo il giorno dei morti, novembre si faceva sentire; c’era una nebbiolina che entrava in gola e faceva tossire. Cecco Romei aveva preso anche questo vizio :”il caffè, anche il caffè” era sempre la sua mamma che si lamentava, ma questa volta non era con il priore di Cestello, il confessore, ma con Erminia, quella che ricamava fazzoletti dell’uscio davanti:” le pare che si sia gente da poterci permettere d’andare in quei posti? E lui ci va e ci spende i quattrini”. E Erminia era preoccupata quanto lei: era giovane e belloccia, poteva anche risposarsi dopo che il marito era morto di silicosi a forza di far piatti alla fabbrica: Cecco le piaceva, ma se quello prendeva certe abitudini chi lo fermava più.

Intanto Cecco era già seduto a un tavolino, quello dei politici; più in là i soliti, quelli che, quando era bel tempo, stavano fuori, in via Tornabuoni, a guardare passare le donne e a farci i commenti: ne conosceva due, poi che non facevano altro; Cecco s’era sempre chiesto come facessero a vivere. Ma arriva il Ciulli, quello che a Roma c’era stato nei giorno d’ottobre e portava ancora il braccio al collo, gli antiboini francesi avevano fatto un bel regalo, non si sapeva neppure se sarebbe mai tornato normale. Questa di ritrovarsi da Giacosa era stata una pensata del Baldini, lui era impiegato al catasto e portava la giacchetta tutti i giorni, ma per Cecco, per il Temperani, che faceva il meccanico e per il Novelli che lavorara da un argentiere in Borgo San Iacopo, era uno sforzo vestirsi in modo da poter entrare nel caffè senza essere guardati male da uno dei fratelli Giacosa, che della serietà del loro locale erano gelosi.

Una volta presa l’abitudine, questo trovarsi lì dentro, la mattina dei giorni in cui non si lavorava, specie se fuori era freddo, al tepore della grossa stufa maiolicata alla francese, era diventato quasi necessario. E poi loro non avrebbero mai dovute permettersele queste cose? Non era forse l’ora di ricominciare? ...