la tradizione del ceppo

Periodo: fine dicembre

La scomparsa del camino dalle case moderne ha segnato inevitabilmente anche l’allontanarsi del tradizionale ceppo natalizio, detto “ciocco” , che un tempo non mancava in nessuna casa della zona di Firenze e in genere della Toscana. Oggi sono rarissime le case dove si tiene memoria di questa usanza, se non a livello di pallido ricordo, ma pochi sanno dire di cosa si tratta, della ritualità che stava intorno a questo nodo di figure, di simboli, di funzioni di cui, sia pure di legno, era il cuore. 
Si tratta di una tradizione antichissima della cultura contadina.Il capoccia teneva d’occhio durante l’anno la grandezza e la natura dei ceppi che venivano estratti dai campi, dai boschi, e sceglieva, mettendolo ad asciugare, quello più adatto per andare nel camino le sera della vigilia di Natale e bruciare davanti alla famiglia riunita nella veglia. 

Per ceppo s’intende propriamente quel blocco che sta a fior di terra e sotto questa, dove si annodano le radici e da dove il fusto della pianta si eleva verso il cielo. Grande simbolo di unità, nodo di forze, emblema della famiglia con i polloni e virgulti, immagine della vita per la forza e capacità di collegare due mondi. Si capisce che poi, nelle varie situazioni era un semplice ciocco di legno, un pezzo di tronco. 
La tradizione vuole che il ceppo bruci tutta la notte di natale fino al giorno di S.Stefano e non era solo una cosa fisica, adatta a scaldare nel freddo dell’inverno come una stagna di cherosene, ma molto di più: era il simbolo dell’unione del cielo e della terra, con la luce; dell’unione e dell’amore della famiglia con il fuoco e, dal suo essere polarità di forze benefiche, emanazione di flussi positivi nella casa e nella terra. 
Intanto non era posto semplicemente sul fuoco e incendiato, ma nel periodo di massimo splendore della sua carriera, veniva benedetto, ornato, cosparso di vino, o di grasso, burro e acceso dal capo di casa. I riti, gli usi e anche le superstizioni che sono legati a questo pezzo di legno fanno pensare che le sue ascendenze siano molto lontane, forse risale al paganesimo e anche al di là di quello; non certo come uso natalizio, ma come un fuoco sacro legato alle credenze e ai riti del solstizio d’inverno, in collegamento diretto col sole, nel segno della luce e del fuoco, con le forze telluriche nel segno della natura stessa della pianta, e con il mondo dei morti, nel segno della cenere e delle credenze pagane delle anime abitatrici delle piante e delle realtà naturali. 

A questa nuova entità che veniva ad abitare per poco la casa, si collegavano usanze varie, tra le quali la più conosciuta e vistosa era quella di portare doni ai bambini. Questi regali (si trattava di cose semplici, come dolci, frutta, modesti giocattoli) si potevano disporre sopra il Ceppo stesso nella mezzanotte del Natale, se le dimensioni lo permettevano, oppure si facevano cadere in vari modi o dal camino o da qualche altra apertura. 
I bambini, prima d’arrivare al momento di avere i doni, andavano in un’altra stanza, oppure venivano bendati e recitavano una preghiera, detta L’Avemmaria del Ceppo, che dice: 

Ave Maria del Ceppo, 
Angelo benedetto! 
L’Angelo mi rispose 
Ceppo mio bello, portami tante cose! 


Il Ceppo parlava, rispondeva, si comportava come una sorta di spirito e da qui è venuta la sua trasformazione in entità eterea antropomorfa, fino a prendere le forme concrete di fantoccio, e quindi quelle, trovate forse per la strada, di Babbo Natale. Per semplificare l’offerta dei doni, si passò alla sua stilizzazione, prendendo le linee essenziali e riducendolo a una piramide, di forma all’incirca regolare per i più comuni; di forma invece più allungata quasi monumentale per quelli di lusso. Fatto con assicelle di legno, più piccolo o grande secondo la necessità e la ricchezza della famiglia, aveva delle cornici orizzontali che correvano lungo le facce, tagliandolo in ripiani, in modo chei doni, postivi sopra, non scivolassero e si presentassero ben sistemati ed esposti. A Firenze, nei giorni precedenti il Natale, si apriva il mercato dei ceppi che si teneva sotto le Logge del Porcellino e vi si trovavano dolci, regali, e vari ingredienti per allestirlo. 
Era di solito ben ornato, secondo la ricchezza del contesto: coperto di stoffa, con festoni, nappe e ciondoli, fiocchi multicolori, pinoli dipinti infilati a corona nello spago. Qua e là c’erano pine, ricoperte di carta argentata o colorate, e in cima, stava la più grossa, coperta d’oro. Talvolta sulla cuspide, invece della pina, veniva posto un pupazzo, una figura umana, di pezza o intagliata. L’apparato stava in mezzo alla tavola più grande della casa o del salotto, con i bambini che gli ronzavano intorno adocchiando i dolci. 

In certi posti il Ceppo rimaneva ornato, ma vuoto, poi verso mezzanotte spariva e durante la cena, o al suono dei dodici tocchi, si sentiva bussare alla porta. 
- Chi è? chiedeva la mamma. 
- Il Ceppo, si sentiva rispondere. 
- Grazie, venite pure. 

Quando la porta si apriva si trovava il Ceppo ricolmo di regali, che veniva portato trionfalmente sulla tavola. 
Già il passaggio dalla cosa alla persona si era verificata anche nelle campagne, dove si chiamava con tale nome un fantoccio di pezza, ripieno di paglia, con un grosso cesto vuoto infilato nel braccio: veniva calato dalla finestra con una fune, lasciandolo nel buio della notte, mentre tutti restavano in attesa. Durante la cena suonavano alla porta. 
- Chi è? 
- Il Ceppo. 

Si tirava su la corda e appariva il Ceppo-fantoccio col canestro pieno di regali, che veniva accolto con festa, canti e applausi. 
Non si possono elencare le numerose e varie forme, i riti, le cerimonie con cui veniva celebrato il Ceppo nelle varie località, tanto sono diverse, originali, curiose e poco inclini a seguire qualcosa di più d’un semplice canovaccio. 

La credenza popolare voleva che dalle sue faville si traevano presagi. Il capoccia la notte di Capodanno scoteva il Ceppo dicendo: 
- Quanto verrà di grano? 
Se le scintille che uscivano dal Ceppo e volavano su per il camino erano molte, era segno che il raccolto sarebbe stato abbondante, se erano poche il raccolto sarebbe stato scarso. E così continuava:
- Quanto verrà di vino? 
- Quanto verrà di olio? 
- Quanto verrà di castagne? 

Inoltre si stuzzicava, si batteva il Ceppo con la paletta o con le molle del fuoco per fargli fare le monachine, le scintille che uscendo dalla cappa del camino andavano a portare prosperità nei campi; le sue ceneri venivano sparse nei terreni coltivati per tenere lontane le malattie delle piante e propiziare buoni raccolti; i tizzoni venivano riaccesi durante le tempeste per tenere lontani i fulmini; chi dormiva la notte di Natale col capo appoggiato vicino al Ceppo sperava che i propri sogni venivano realizzati; un frammento incombusto del Ceppo si toglieva dal camino e si metteva spento sotto il letto perché si credeva avesse la proprietà di proteggere la casa dagli spiriti maligni; con i carboni del Ceppo si segnavano i buoi e altri animali malati per guarirli dagli influssi negativi. 

 

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